Dare aiuto al prossimo: l’illusione moderna.

Dare aiuto al prossimo? Aiuta prima te stesso,
e aiuterai il mondo

«Tu non devi intervenire sull’Altro, ma su di te, a meno che l’Altro richieda il tuo aiuto o la tua opinione.
Comprendi tu quello che l’Altro fa? Mai… D’altronde come potresti? E un altro comprende ciò che fai tu? Da dove viene il diritto di avere opinioni sugli altri o di agire su di loro?
Tu hai trascurato te stesso, il tuo giardino è pieno di erbacce, e tu vuoi insegnare al tuo vicino l’ordine e fargli notare i suoi difetti! Perché hai da tacere sugli altri? Perché ci sarebbe molto da dire sui tuoi propri demoni.
Ma se tu hai opinioni sull’Altro e agisci senza che lui abbia chiesto la tua opinione o il tuo consiglio, lo fai perché non riesci a distinguere te stesso dalla tua anima.
Tu stesso hai bisogno del tuo aiuto; devi tenere pronti per te stesso opinioni e buoni consigli anziché correre dagli altri a offrire comprensione e a voler dare aiuto. Che cosa sono dei demoni che non agiscono per conto loro?
Perciò lasciali agire, ma non attraverso di te, altrimenti tu stesso sarai un demone per gli altri.
Lasciali a loro stessi, e non volerteli accaparrare con amore maldestro, apprensione, prudenza, consigli e altre presunzioni. Altrimenti faresti il lavoro dei demoni, saresti tu stesso un demone e finiresti nella pazzia.
I demoni però gioiscono della pazzia degli uomini indifesi che vogliono consigliare e aiutare gli altri.
Perciò taci, e compi in te stesso l’opera di redenzione; allora i demoni dovranno tormentare se stessi, così come tutti i tuoi simili, che non distinguono se stessi dalla propria anima e si lasciano perciò ingannare dai demoni.
E’ crudele abbandonare a se stesso il proprio simile accecato? Sarebbe crudele se tu potessi aprirgli gli occhi.
Ma tu potresti aprirgli gli occhi soltanto se lui ti richiedesse la tua opinione e il tuo aiuto. Se però non richiede il tuo aiuto, allora non ne ha bisogno. Se tu, malgrado questo, imponi a lui la tua opinione, allora per lui tu sei un demone e aumenti il suo accecamento, poiché gli dai un cattivo esempio.»

(“Prove” – dal “Libro Rosso” di Carl Gustav Jung)

fonte        http://www.jungitalia.it/2016/01/02/dare-aiuto-al-prossimo-lillusione-moderna-non-puoi-intervenire-sullaltro-ma-su-di-te/

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Come capire se sei un “guaritore”

Ci sono persone che illuminano le nostre giornate grazie alla loro dolcezza, empatia e amorevole presenza. Sono anime antiche, compassionevoli, alle quali sentiamo di poter dare fiducia.
Si tratta di veri e propri “guaritori”, che talvolta ignorano d’essere strumenti preziosi nelcammino evolutivo di chi entra nel proprio “raggio d’azione”.
E’ possibile che tu rientri in questa categoria se:
-Ti rendi conto che senza una ragione precisa, tutti ti raccontano i loro problemi, e anche gli sconosciuti, si lasciano andare confidandoti particolari importanti delle loro vite. Forse, hai sofferto anche tu ed è per questo che comprendi il disagio. Allo stesso tempo, la tua anima irradia una forte compassione e grande serenità, per questo sei visto come “un faro” nel buio, un porto sicuro dove rifugiarsi nei momenti difficili. Le persone in difficoltà, lo sentono.
-Ti è stato riscontrato un piccolo problema cardiaco, e hai spesso dolori alla base della schiena, al collo e alle spalle.
A volte, avverti una stretta allo stomaco. Questo perché funzioni inconsapevolmente come un “filtro” e “convertire” le emozioni negative in “positive” può stressare i chakra superiori, in particolare il quarto, quello posto all’altezza del cuore. Per te, la meditazione è importante, com’è importante rilasciare stress e tensioni accumulate. I dolori alle spalle e alla schiena indicano che porti su di te, i pesi degli altri.
-La tua forte empatia, ti porta a sperimentare in prima persona, le emozioni di chi ti circonda. Sia la felicità che la tristezza e nel secondo caso è probabile che tu tenda a somatizzare. Per esempio, se una tua amica sta soffrendo, magari non dormi la notte o ti viene un forte mal di testa. Se ti si avvicina una persona ansiosa, non puoi fare a meno di entrare in uno stato di agitazione e nervosismo.

-Aiutare ti procura gioia. Non importa quanto complicata sia una situazione, senti di dover dare il tuo contributo, senza volere nulla in cambio. La tua anima ha già compreso che la ricompensa più grande è il dono incondizionato.
-Sei silenzioso, solitario e ami il contatto con la natura: è il modo in cui si “ricarica” un guaritore.
-Parenti, amici, conoscenti, si rivolgono a te per avere consigli sulle erbe, su come interpretare un sogno, o un evento che considerano “bizzarro”. In altre parole, riconoscono in te il “dono della visione”. In alcune occasioni, potrebbero giurare di averti sognato o addirittura visto accanto ai loro letti. Il tuo spirito, forse sa “viaggiare”, proteggere e consigliare gli altri.

Se questi brevi spunti ti hanno convinto, inizia a lavorare su di te e a capire come far emergere pienamente i tuoi doni, scegliendo una professione d’aiuto o studiando tutte quelle discipline “ricettive”che potranno accrescere la tua sensibilità (astrologia, antropologia, seminari sullo sciamanesimo, la lettura intuitiva dei Tarocchi ecc.).

 

fonte: http://www.cavernacosmica.com/come-capire-se-sei-un-guaritore/

 

La padronanza esige solitudine: solo qui la vita tocca l’anima del mondo.

«Sappiamo o non sappiamo, amici miei, cos’è il silenzio?

Questa vita che guarda nei due sensi
ha segnato il volto dell’uomo dal di dentro.»
(Rilke – Sonetti a orfeo.)

«La padronanza esige solitudine. Può esserci un periodo, durante i primi anni dell’apprendimento, nel quale si sta molto con gli altri, ma via via che il lavoro assume il suo vero significato, l’artista chiude la porta alla società ed entra nel santuario del suo studio, o dei suoi studi, ad ascoltarvi i comandi dell’anima e a lottare con la grande opera.
Rilke descrive questo molto bene in una lettera a Clara (moglie) del 1903:

“Ciascuno di noi deve trovare nel suo lavoro il nucleo centrale della propria vita e da lì riuscire a espandersi in ogni direzione il più possibile. E durante questo, nessun’altra persona dovrebbe guardarlo…nemmeno lui stesso.”

[…] Una delle più comuni lamentele che vengono portate nello studio dell’analista è quella della solitudine. Come se essere soli fosse o una punizione o un delitto. E abbiamo escogitato innumerevoli modi per evitare di essere soli, di stare in solitudine. […] Invece la padronanza esige solitudine. […] Come dice James Hillman:

“Quando in sentimenti di solitudine vengono considerati archetipici, diventano necessari; non sono più segno di peccato, di terrore, di male. L’incomprensibile autonomia del sentimento può essere accettata e la solitudine può essere liberata dall’identificazione con l’isolamento letterale.”

 

Senza solitudine, come avrebbe potuto, Schubert, scrivere i suoi 600 Lieder, per non parlare delle sinfonie, i trio, i quartetti, le sonate e le opere? Come avrebbe potuto, Edvard Munch, dipingere 1.100 quadri e realizzare 18.000 opere grafiche? Come avrebbe potuto Picasso creare quell’enorme numero di disegni, incisioni, sculture, libri, collages e dipinti che riempiono le pareti di così tante gallerie d’arte in così tanti paesi? Come avrebbe potuto Gustav Mahler comporre dieci sinfonie mentre era direttore a tempo pieno dell’Opera di Stato di Vienna? Come avrebbe potuto Rodin creare quell’ “esercito di opere” che riempivano gli atelier di Meudon e i giardini e le stanze dell’Hotel Biron?

 

Se vogliamo davvero padroneggiare un po’ la materia, dobbiamo passare delle ore, dei giorni, dei mesi, soli con essa. Questa non è una “incapacità schizoide a mettersi in relazione”, non è una patologia che dobbiamo analizzare, ma un momento raro e prezioso della nostra umanità, un momento in cui la nostra vita dell’anima tocca l’anima del mondo, e possiamo prendere parte, se siamo fortunati, alla “grande natura creatrice”.
[…] Non è che l’esperienza della solitudine escluda l’esperienza della comunità, di far parte del mondo. In molti casi può perfino rafforzare l’impegno comunitario e rendere più profondo il senso di appartenenza. Ma come prerequisito della maestria, la solitudine chiede il nostro rispetto.
E non è indispensabile che l’artista viva senza compagnia. Semplicemente, la solitudine deve far parte integrante della sua vita, e se qualcuno condivide quella vita, allora la solitudine di ciascuno deve essere rispettata. Scrive Rilke:

“Credo che sia questo il compito maggiore di un legame fra due persone: che ciascuno sia a guardia della solitudine dell’altro. Perché, se è nella natura dell’indifferenza e della folla non apprezzare la solitudine, l’amore e l’amicizia ci sono proprio allo scopo di offrire continuamente la possibilità di solitudine. E sono vere condivisioni soltanto quelle che interrompono periodicamente periodi di profondo isolamento…”»


(Noel Cobb – Maestri per l’anima – Edizioni Moretti e Vitali, 1999, p.52)

fonte:http://www.jungitalia.it/2015/08/09/la-padronanza-esige-solitudine-solo-qui-la-vita-tocca-lanima-del-mondo-che-ognuno-sia-a-guardia-della-solitudine-dellaltro-noel-cobb-maestri-per-lanima/ 

 

LA ‘FEDERAZIONE GALATTICA’ E LE CANALIZZAZIONI AI FINI DEL CONTROLLO MENTALE

Data la mia istintiva avversione verso tutte le “fenomenologie” di coloro che affermano di “vedere”, “canalizzare” ed essere in comunicazione con entità di vario ordine spirituale, trovo il contenuto di questo articolo estremamente in linea con il mio sentire ed è importante sapere. E’ un articolo denuncia, nonché un invito alla riflessione, alla cautela ed a prendere le distanze da tutto ciò che fin troppo facilmente viene attribuito a cosiddette “fonti superiori”. In parole povere: impariamo a sviluppare maggior discernimento tenendo aperte le porte al campo delle possibilità, ma senza cadere nella creduloneria che foraggia organismi parassiti di manipolazione delle masse, solo perché abbiamo bisogno di nuovi punti di riferimento che colmino i vuoti lasciati da vecchi sistemi di credenze che non ci soddisfano più.

Nel mondo di internet il confine tra libertà e prigionia, verità ed inganno, diventa spesso molto più labile che nel mondo reale di tutti i giorni. Se da un lato il web ha offerto e offre un grande servizio nella reperibilità delle informazioni a chi fa di professione il raccontatore di notizie, si spera il più possibile vicine al vero, dall’altro è altrettanto facile per chi esercita un’azione deviatoria mettere in giro molte informazioni false, o incomplete, su cui far convergere l’attenzione di molti. Informazioni che diventano vere e proprie forme-pensiero, che strutturano dei contenitori mentali in cui gli utenti vengono spesso inscatolati, e potenzialmente distratti dalla realtà.
Un esempio di come questo avviene ci arriva dal mondo delle cosiddette ‘canalizzazioni’, ovvero comunicazioni attraverso cui alcuni messaggeri umani verrebbero usati per trasmettere messaggi da entità o esseri che affermano di provenire da altre dimensioni o da altri pianeti, e che necessiterebbero di loro per potersi esprimere nella nostra realtà. Utilizziamo il condizionale, perché non è da escludere che molti di questi fenomeni possano essere reali: un tempo venivano chiamati con altri nomi, e molto è stato scritto in merito soprattutto all’inizio del secolo scorso, dallo ‘spiritismo’ di Allan Kardec ai riti ‘pagani’ occidentali ed orientali che affondano le loro origini nell’antichità (di cui ci parla Euripide nelle “Baccanti”)… fino alle vere o presunte sedute spiritiche utilizzate da uomini di potere del passato e del presente per scrutare le possibilità di attuazione dei loro disegni di potere o ricevere suggerimenti in merito (vedasi le ricerche in tema di esoterismo e politica del politologo Giorgio Galli) o la famosa “seduta spiritica” in cui Romano Prodi disse di aver saputo del luogo in cui si sarebbe trovato il cadavere di Aldo Moro.
Altre, come spesso accade, possono essere vere e proprie invenzioni, che trovano visibilità stuzzicando la nostra curiosità, il desiderio di accedere a notizie che riguardino l’occulto, che ci possano dare indicazioni sul passato o sul futuro, sugli extraterrestri, o semplicemente colmare il nostro vuoto “spirituale”.

Un fenomeno che da decenni produce molta attenzione in ambito New Age è quello della cosiddetta “Federazione Galattica”, che si presenta come una organizzazione extraplanetaria di extraterrestri buoni, biondi e dagli occhi azzurri, vegetariani (ma potenzialmente meno buoni se non si seguono le loro indicazioni) che utilizzano dei contattisti o medium terrestri per esprimere il loro progetto di ‘salvezza’ per l’umanità (le prime canalizzazioni del presunto comandante Ashtar Sheran sarebbero degli anni ’50).
Uno tra i molti “canali” usati per diffondere i loro messaggi è stato negli ultimi anni Greg Giles, personaggio statunitense che attraverso il suo sito ha diffuso centinaia di messaggi, a ritmo quasi quotidiano, e bollettini delle presunte attività e considerazioni sul mondo da parte di questa presunta “Federazione”. Ebbene, di recente Greg Giles ha pubblicato proprio sul suo sito una dichiarazione in cui dice di essere stato per anni manipolato da un progetto PSYOPS (operazioni psicologiche) del governo USA. Sarà un caso isolato?

Vi lasciamo a quanto scritto ai suoi lettori da Greg Giles, riportato da ZenGardner e tradotto in italiano da Cristina Bassi di The Living Spirits. Buona lettura.

 

 

Ciao a tutti. A breve chiuderò questo blog perché non voglio vedere altri intrappolati nell’orribile programma PSYOPS (operazioni psicologiche) del governo americano, che mi ha tratto in inganno alcuni anni fa e che si rifiuta di lasciare la presa su di me e sulla mia vita.

In questo momento sto lasciando aperto questo blog solo per diffondere questo messaggio ai restanti visitatori, augurandomi che mi diano una mano a condividerlo ampiamente perché raggiunga coloro che hanno formalmente seguito il mio lavoro.
(Non sono stato in grado di cancellare il contenuto associato: gli agenti del PSYOPS hanno hackerato con successo questo programma blogger).

I cosiddetti “messaggi canalizzati” che ricevevo, affermando che venivano dalle stelle, dalla mia famiglia  d’anima, in realtà erano semplici onde radio mandate dagli agenti del governo USA, si presume da una agenzia del Dipartimento della Difesa USA o da una comunità di Intelligence USA che lavora in concerto con volontari, molti dei quali sono membri di società segrete che danno una mano a propagare l’enorme numero di notizie e storie false relative agli UFO e allo spazio, costruendo così un contesto per un programma PSYOPS, che trae in inganno e accalappia nella rete individui orientati a scienza e spiritualità, come me.
Questo programma che viene comunemente definito molestia elettronica (electronic harassment), ha distrutto completamente la mia vita e continua a devastarla fino ad oggi, ma certamente non sono il solo, dato che il numero delle vittime, note come “individui targettizzati”, abbreviato con TI, cresce esponenzialmente ogni giorno che passa.
Gli operatori del programma di molestia elettronica sono senza sosta e mostrano pochissima pietà, se non nessuna, nel tenermi sotto la loro totale sorveglianza, tormentandomi, torturandomi, tentando di riprogrammare la mia mente mentre dormo, trasformando i miei sogni in incubi, alterando decisamente il mio comportamento e scelte di libero arbitrio mentre continuo nei giorni finali della mia vita. Sia in passato che molto recentemente hanno segnato di cicatrici il mio corpo con la loro tecnologia, le neuroarmi elettromagnetiche a microonde, nel tentativo vittorioso di controllare e negare la mia relazione con una donna che ora è uscita dalla mia vita.
Non c’è un ricorso che sia stato in grado di scoprire per trovare rifugio da questo malvagio programma. I loro armamenti ci avvolgono e ci seguono ovunque, condividono lo spazio con le torri dei cellulari in tutto il territorio degli USA e tutto il globo, mettendo a mollo le nostre onde aeree con l’informazione digitale dei loro incubi maledetti.

C’è un’infinita documentazione in tutto il web che riguarda i programmi di controllo mentale e la tecnologia usata contro la gente ed è consigliabile informarsi su questa tecnologia, dato che la diffusione della conoscenza è la nostra sola e migliore difesa contro questo disprezzabile male che non si fermerà fino a che ogni membro della nostra società non sarà prigioniero della sua mente alterata.
Questo è il piano contorto e malato, la costruzione dell’incubo distopico preannunciato da George Orwell in tutte le pagine del suo profetico 1984.
Il mio consiglio a tutti è di stare lontano da tutte queste storie di UFO, extraterrestri, messaggi canalizzati, medium psichici che parlano ai morti, poiché questi resoconti fittizi e dubbi programmi televisivi, ne sono una parte diretta, o almeno, sono un complemento di un piano enorme ed onnicomprensivo, per desensibilizzare e rendere famigliare al pubblico una comunicazione telepatica sintetica, una fetta semplice di tecnologia, ma molto efficace, che è essenziale per la riprogrammazione del controllo mentale.
(Personalmente credo che veniamo da qualche parte in questo universo e non siamo soli ma questa è una tematica inutile e dannosa da esplorare nel presente, dato che una grande abbondanza di storie ad essa connesse sono bufale totali, concepite solo per essere usate come scenario per questi controlli mentali. Penso anche che ci possa essere un numero di vari programmi, sebbene tutti concepiti sulla Terra da burloni umani, che hanno sulla loro lista i cosiddetti messaggi canalizzati e non tutti possono celare il controllo mentale nella loro agenda. Posso solo parlare del programma di cui sono diventato un partecipante senza che io lo sospettassi).
Umilmente e sinceramente mi scuso con chiunque abbia seguito il mio lavoro come cosiddetto canalizzatore della Galactic Federation e del Comando Ashtar. Non voglio negare la mia complicità e accetto piena responsabilità per le mie azioni. Presto sarò giudicato dai nostri veri poteri superiori in questo universo, e che Dio abbia pietà della mia anima per aver contribuito a condurre fuori strada così tanti di voi, portati in questo programma di controllo mentale diabolico che distrugge la vita. Mi scuso sinceramente per l’eternità.

Greg Giles

fonte: http://www.nexusedizioni.it/it/CT/la-federazione-galattica-e-le-canalizzazioni-ai-fini-del-controllo-mentale-4972 

Link originale: http://www.ascensionearth2012.org/2016/01/message-from-greg-giles-channeled.html

L’AMORE INCONDIZIONATO E IL GIUDIZIO

 

Riuscire ad amare in modo incondizionato è tra le prove più ardue per un essere umano; egli è dotato di un cervello con due polarità differenti e quindi catalogare il “giusto e sbagliato” o il “bene e male” è particolarmente semplice.
Amare senza condizioni piuttosto significa unificare gli opposti e osservare semplicemente entrambe le due facciate per rendersi conto che fanno parte della stessa medaglia.
Ma quanto costa capirlo e metterlo in pratica?

Prima di tutto, bisogna spiegare i meccanismi interni del giudizio.
Partiamo dal presupposto che qualsiasi cosa che ci circonda la vediamo attraverso i nostri filtri. Filtri intesi come pregiudizi, simpatie e antipatie per arrivare a finire persino nello snobbismo.
Ognuna di queste sensazioni si ricollega certamente a traumi che noi abbiamo subito, facenti parte quindi di cause profonde e di ferite emozionali. Ma ora spiegherò meglio.

Partiamo da quel che professa Gesù:
“Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello se non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?”

Vale a dire che la nostra vista è sporca e non ci permette di osservare la Realtà se non attraverso le barriere che mettiamo inconsciamente nei confronti del mondo che ci circonda. Ci rivestiamo quindi di maschere che utilizziamo per proteggerci: vediamo qualcuno o qualcosa che cataloghiamo come “strano” e siamo subito pronti ad etichettarlo come un non so che da cui dover stare alla larga per il semplice motivo che inconsapevolmente, la paura che ci possa mettere in difficoltà (in quanto si discosta dai nostri canoni di “normalità”) è più forte del riuscire ad a accogliere il “diverso”.

Vedremo che parole come “normalità e diversità” sono inesistenti, dato che non siamo neanche capaci di rispondere ad una domanda molto facile come questa: chi stabilisce se qualcosa è giusta o meno?

Lo stabiliscono i parametri che utilizza la nostra mente quando non ha voglia di cambiare e di tuffarsi in realtà diverse dal sicuro, dal conosciuto, come ad esempio l’accettare un caffè dalla persona più spregevole che abbiamo mai incontrato oppure fidarsi o meno a pelle delle persone che vediamo e via discorrendo.
Come se inconsciamente pensassimo che accogliere queste divergenze possa in qualche modo destabilizzarci…. ed infatti è proprio così.

Non ci si rende conto che tutto, ma proprio tutto, a partire dai gusti personali su ciò che mangiamo sino alla preferenza di un partito politico anziché un altro, é dovuto al nostro personale modo di percepire ciò che definiamo come vero ed esatto.
Ma abbiamo appena compreso che quel che é veramente reale è che l’oggettività non esiste.. finché non ci si Sveglia, ovviamente.

Finché saremo soggetti ai nostri stessi filtri, finché non guariremo quelle parti di noi che creano tutte quelle barriere atte a farci giudicare se qualcosa è errata o no, vedremo sempre l’altro sotto la nostra prospettiva perchè rispecchiante parti di noi che ancora non siamo pronti nel mettere in luce.
Ovvero quel che proprio non gradiamo degli altri in realtà non lo stiamo ammettendo e accettando in noi stessi non avendo ancora trasmutato le nostre zone ombra in qualità superiori.

Un piccolo esempio: qualcuno è particolarmente stupido e la prima cosa che facciamo è lasciarlo in balia del suo destino in quanto solo la sua vista ci infastidisce. Perché assumiamo questo piglio?
Perché non comprendiamo che il vero motivo del nostro disagio sta nel suo ricordarci inconsciamente le situazioni in cui siamo stati noi a sentirci stupidi e che non abbiamo ancora digerito. Benvenuta Legge dello Specchio.

Non siamo allora riusciti ad andare oltre gli atteggiamenti che vediamo nello stupido davanti a noi, non abbiamo letto il suo Cuore, non siamo riusciti ad amarlo e accettarlo come è veramente… semplicemente perché ancora non siamo riusciti a vedere davvero chi è, al di là dei nostri filtri e limiti mentali.
Altrimenti… ce ne innamoreremmo istantaneamente, ed è questo l’unico e vero rischio!

Far cadere le proprie maschere ha anche un altro lato positivo: con i nostri occhi lindi e pinti è ora facile riuscire a riconoscere gli atteggiamenti difensivi e le facciate di cortesia che usano le altre persone nella vita di tutti i giorni.
Questo succede quando ci si libera di qualcosa che ci accecava dal momento in cui grazie al distacco emotivo si diventa finalmente più lucidi e particolarmente attenti alle dinamiche che circondano gli altri ma che a noi ormai non ci infognano più.

Cogliere le autodifese della gente significa di conseguenza riuscire ad amarli così come sono. E, nella maggior parte delle volte riusciamo persino a vederli PERFETTI così come sono. Il tuo Cuore si spalanca e l’Amore scorga senza condizioni dalla tua Anima innamorandoti di chi prima reputavi odioso o troppo poco ricco o stupido.

È giusto discernere senza farsi prendere dall’emozione negativa (quindi giudicare) e saper comunque mettere un limite se vi è bisogno a coloro che non vibrano al nostro stesso modo. Comportamento completamente diverso dal cosiddetto buonismo.

Vedere la Bellezza in chiunque non significa non assumere posizione. Non riuscire a dire no significa che abbiamo ancora dei problemi con l’energia maschile, non accettando l’essere amorevolmente categorici e forti. Vedere la Bellezza significa andare oltre i propri meccanismi, oltre la nostra prospettiva e farsi valere a Cuore aperto, non di certo sottostare al volere degli altri a tutti i costi.

Ciò che bisogna fare dunque è questo: spogliarsi delle travi che abbiamo nei nostri occhi, assumerci la Responsabilità dei nostri fastidi, non incolpare più nessuno ma prendere tutto come qualcosa che ci aiuta nello scendere sempre di più dentro noi stessi per poter aumentare a dismisura la nostra Luce e la nostra capacità di accogliere l’Amore.

L’antipatia che avevamo allora diviene spontaneamente Accettazione, l’odio diventa Amore e la stupidità Tenerezza. La trasmutazione in queste qualità superiori si è dunque compiuta. L’Amore incondizionato fa parte di una nuova lezione da imparare, un nuovo stato di Coscienza.

Essere Liberi dalle maschere vuol dire allora camminare a testa alta con il Cuore costantemente spalancato, come le braccia pronte ad ospitare la Vita… senza catene. È dire GRAZIE.
Dispensate dunque sempre sorrisi, sempre ed in ogni dove… perché siete lo spettacolo più Bello del mondo quando lo fate.

Michela Varuolo

 

fonte: http://www.visionealchemica.com/lamore-incondizionato-e-il-giudizio/

LA PREFERENZA PER I PROPRI SIMILI NON È ODIO VERSO GLI ALTRI

Un pezzo di propaganda particolarmente insidioso che vedo sempre ripetuto a pappagallo su internet è l’idea che le preferenze siano uguali all’odio, ma solo nel caso della gente Bianca. Questa è una tattica per riformulare l’uso del linguaggio in modo da cambiare il significato delle parole. George Orwell notò l’uso di questa tattica quando disse: “Il linguaggio politico … è formulato per fare sembrare le bugie veritiere e l’omicidio rispettabile, e per dare una parvenza di solidità al puro vento”. Tuttavia, c’è un altro aspetto di questa stessa tattica. È quando le parole vengono ridefinite in un modo ipocrita per demonizzare e screditare una parte in un dibattito.

Questo è palesemente utilizzato nei dibattiti su immigrazione e cultura. Quando qualcuno dice che vuole preservare la propria cultura, si dice che odia chi è diverso, che è xenofobo. Se si preferisce la compagnia di persone eterosessuali si è chiamati omofobi. Se si preferisce la compagnia di persone Bianche si è chiamati razzisti. Ovviamente questo vale solo per i Bianchi, che è dove nasce la doppia morale.

Quando i Messicani celebrano la loro cultura in un altro paese, questo si dice che è una buona cosa che dovrebbe essere incoraggiata. Quando i Bianchi vogliono celebrare la propria cultura, nei loro paesi, si dice che offendono o degradano gli altri.

Recentemente ci sono state proteste in Germania sull’influenza che i musulmani stanno esercitando sul loro paese e sulla loro cultura. Quasi un terzo degli intervistati concorda sul fatto che vi è un problema che deve essere affrontato seriamente. Com’era prevedibile, la signora Merkel ha caratterizzato l’opposizione alla distruzione della cultura tedesca come una questione di “colore della pelle”. Merkel ha detto: “Oggi molte persone stanno gridando di nuovo i lunedì: ‘Noi siamo il popolo’. Ma ciò che realmente significa è: tu non sei uno di noi’”.

Come questione di fatto, alla maggior parte dei Tedeschi piace essere Tedeschi e vogliono che la Germania rimanga tedesca. In caso contrario, vivrebbero da qualche altra parte. Naturalmente intendono “tu non sei uno di noi”, perché i musulmani non sono Tedeschi. La maggior parte dei musulmani sono Arabi, Pakistani o qualche altra etnia del Medio Oriente. Neanche l’Islam è Tedesco. L’implicazione è che essere Tedesco è male e che la Germania, come il resto d’Europa, dovrebbe accogliere con favore la sua morte per mano del terzo mondo. Nessuno critica la Liberia per essere troppo nera o la Cina per essere troppo asiatica, ma a quanto pare la Germania è troppo tedesca per le élite.

Ancora più sconcertante è il fatto che la Germania prenda il secondo più grande numero di richiedenti asilo in Europa, secondo solo alla Svezia, ma viene chiamata xenofoba da persone come Joe Biden. A quanto pare, non sarà sufficiente finché non sarà rimasto in Europa nessun europeo. Grandi città come Londra e Parigi sono già invase da popolazioni straniere. Chi parla contro il perdere le proprie terre d’origine per persone che non rispettano la cultura né apprezzano gli omaggi che gli vengono dati è chiamato nazista. L’ex primo ministro svedese ha recentemente affermato che la Svezia appartiene ai non-svedesi.
Potete immaginare la reazione e l’indignazione se fosse detto ai Giapponesi che se non danno il loro paese ai Nigeriani sono razzisti? Come dice il mantra “L’Africa agli africani, l’Asia agli asiatici, i paesi bianchi per tutti.”

Il mondo ha davvero perso il cervello. Come in molte altre cose, ignorare la natura funziona solo per poco tempo. Come i matti progressisti che hanno diretto l’Occidente negli ultimi 100 anni continuano a spingere agli estremi della follia, il nazionalismo è in aumento e gruppi di estrema destra cominciano ad alzarsi e dire: “adesso basta”.

Sembra che la sinistra non impari nulla dalla storia. La situazione che vediamo oggi ricorda stranamente le condizioni che hanno portato alla Seconda Guerra Mondiale.
I disadattati sociali hanno preso in giro e ridicolizzato i tradizionalisti dal 1960, apparentemente ignorando per tutto il tempo il fatto che il pendolo che stanno spingendo sta solo aumentando la tensione su una molla che alla fine si ribalterà indietro nella direzione opposta.

Più aggressiva e più estrema è la loro spinta, più forte sarà il ritorno e non avranno nessuno da incolpare, tranne se stessi. Più perseguitano persone moderate e razionali oggi, meno queste persone saranno disposte a sentire ragioni quando alla fine si rivolteranno.
Vorrei evitare tutta quella sgradevolezza, ma il dibattito razionale e il compromesso è qualcosa di completamente estraneo al cervello progressista. Per loro, nulla è mai abbastanza. Anche in un mondo pieno di pedofilia legale e bestialità starebbero piangendo per l’oppressione chiedendo giustizia sociale. Non vi è alcuna ragione con i principi religiosi.
Tornando alle preferenze, la maggior parte delle persone preferisce associarsi ad altre che siano simili a loro. Preferiscono stare vicino a persone che sembrino simili, che abbiano idee simili sul mondo, e interessi simili. Questo non significa che odino chi è diverso. Mi chiedo che cosa fanno i guerrieri della giustizia sociale quando vanno a una gelateria. Si lamentano del fatto che ad alcune persone piaccia solo la vaniglia? È bianca, dopo tutto. Esigono che più persone scelgano sapori che non interessano a nessuno? Non urlano, “Se il tuo gelato preferito è cheesecake, allora vuol dire che odi la menta con gocce di cioccolato”?

I popoli europei godono delle loro radici, culture, tradizioni e vogliono preservarle. Spesso godono ed apprezzano anche le culture di altri. Mi piace il cibo messicano e sono affascinato dalla cultura giapponese, ma non voglio che l’America diventi il Giappone o l’Inghilterra diventi il Messico. Se avessi voluto vivere in una cultura messicana mi sarei trasferito in Messico. Lo stesso vale per la cultura giapponese. E se entrambi i gruppi non volessero la mia presenza straniera, avrebbero tutto il diritto di vietarmi l’ingresso.
Affinché queste diverse culture sopravvivano, devono continuare ad essere diverse, e questo significa separazione. La loro separazione è ciò che le rendeva diverse in primo luogo. Diversi ceppi razziali con differenti risorse, diverse idee, e diverse motivazioni hanno reso queste culture ciò che sono oggi. Mescolarle tutti insieme non sta contribuendo alla diversità, sta distruggendo la diversità.

Voler preservare qualcosa non è odiare qualcos’altro. Diciamo forse che qualcuno che raccoglie oggetti d’antiquariato deve odiare i più recenti? Un uomo amante della bistecca odia il pollo? Posso apprezzare la musica classica senza che qualcuno mi accusi di odiare il rock? Voler preservare la tua cultura e discendenza è normale, naturale e lodevole. Tutti i gruppi di persone sono incoraggiati a farlo, tranne gli Europei. Gli Europei devono cominciare a battersi per se stessi prima che siano completamente emarginati o interamente sradicati.
Per 60 anni i progressisti ci hanno detto di ignorare i nostri occhi bugiardi e rifiutare ciò che sappiamo nei nostri cuori. La natura non sarà ignorata per sempre e le crescenti tendenze nazionalistiche in Europa sono la prova di questo. Ora è il momento di decidere il corso del nostro futuro. Coloro che non si alzeranno per se stessi saranno scartati nella pattumiera della storia. Volete buttare via sangue, sudore e lacrime dei vostri antenati? Volete buttare via un dono di 40.000 anni? Il tempo stringe.
Fonte: https://resistenzabianca.wordpress.com/2016/01/21/la-preferenza-non-e-odio/

Ricchezza e spiritualità

“Non dalla ricchezza nasce la virtù, ma che dalla virtù deriva, piuttosto, ogni ricchezza e ogni bene, per l’individuo come per gli stati.”

Platone

E’ curioso come molte persone siano disposte a spendere soldi in sigarette, alcolici, slot machine e puttanate varie, ma per la propria crescita personale e spirituale no, lì dev’essere gratis.
Poco importa se per affittare una sala e creare anche solo una mezza giornata di conferenza o di seminario occorrano tempo, denaro, energia, impegno, telefonate varie, coinvolgimento di terzi.
Siccome si tratta di argomenti spirituali allora bisogna fare tutto gratis, altrimenti ci si sta approfittando.

Tra i vari programmi limitanti dei quali siamo ostaggio, uno dei principali è sicuramente quello che vorrebbe associare il guadagno economico solo e soltanto alla fatica, al merito e al sacrificio, retaggio di una cultura sociale, religiosa e familiare che per anni ha professato il culto del: “se vuoi qualcosa te lo devi guadagnare”, “nessuno ti regala niente”, “il lavoro è fatica” e tutte le altre varianti del suddetto filone di pensiero.
Sono ancora davvero troppo pochi coloro che intravedono la possibilità di guadagnare bene, magari arricchirsi attraverso le proprie passioni, facendo ciò che più gli piace, divertendosi addirittura.
L’atavico senso di colpa che caratterizza la cultura europea in generale, e quella italiana in particolare, non può tollerare di vivere una vita piena e felice senza doverne sacrificare una parte importante per poter acquietare la coscienza e sperare di dormire in pace almeno per qualche ora, solitamente quelle che intercorrono tra l’ingerire uno Xanax e la sveglia che ci richiama al dovere.

“La povertà è la consapevolezza della mancanza. La ricchezza è la consapevolezza dell’abbondanza.”

Kriyananda

Il punto è che non esiste alcuna differenza tra spirito e materia, se non nella nostra concezione delle cose, nella nostra tendenza a separare tutto e tutti, dividendo come sempre in giusto e sbagliato con criteri del tutto arbitrari e quantomeno discutibili.

Va detto che molto spesso il denaro rappresenta anche un simbolo del valore che si da alle cose e un incentivo all’impegno.
Infatti se una cosa è gratis rischia anche di essere percepita come “di poco valore”, così come la misura dell’impegno che ci metterò nel seguirla.
La verità è che quando qualcosa ci interessa realmente, siamo disposti a mettere da parte tutto il resto, a investire il nostro tempo a scapito di altri impegni e soprattutto, a spendere dei soldi anche a rischio di dover rinunciare ad altre cose ritenute comunque importanti.

Non ultimo, se ho qualcosa di importante da fare o da dire, qualcosa che possa davvero costituire un valore aggiunto al bene comune, è giusto che io abbia la possibilità di dedicarmi interamente a questa missione senza dovermi preoccupare di dover lavorare 10 ore al giorno per pagare le bollette e non avere più tempo ed energie da dedicare a ciò che più conta, ovvero alla manifestazione dell’opera che sono venuto a portare nel mondo.

In molte scuole esoteriche ritenute ancora oggi tra le più importanti e significative della storia, si faceva pagare una quota, anche nel caso in cui l’adepto fosse indigente, proprio per far sì che – se motivato dal forte desiderio di apprendere – egli sviluppasse le risorse interne e le qualità necessarie a procurarsi il denaro sufficiente per beneficiare dell’insegnamento della scuola.
Il denaro è una forma d’energia, e serve anche a far sì che tra chi elargisce un qualche tipo di insegnamento e chi ne beneficia non vengano a crearsi squilibri e debiti di qualunque tipo e natura, mantenendo in questo modo l’equilibrio tra le parti.

Naturalmente queste sono indicazioni di massima che non tengono conto dei singoli casi e delle diverse situazioni che caratterizzano la storia di ciascuno, ma rappresentano comunque delle linee guida di cui tener conto prima di sparare sentenze.
Il denaro, così come il sesso, è una delle più grandi identificazioni dell’uomo, per cui non è soltanto probabile, ma praticamente certo che ciascun lettore avrà reazioni diverse in base alle corde che il contenuto di questo post andrà a sollecitare al suo interno.
E’ auspicabile che in una società formata da individui con un livello di coscienza più evoluto rispetto a quello attuale, non vi sarà bisogno del denaro come forma di scambio e ciascuno sarà naturalmente propenso al servizio secondo quelle che sono le proprie inclinazioni e i propri talenti, ma fino ad allora è del tutto inutile recriminare su un sistema che evidentemente ha ancora una funzione evolutiva da svolgere e non cambierà fintanto che non cambieranno le coscienze degli uomini.

Chiudo dicendo che la ricchezza non ha niente a che fare col conto in banca, per quanto tutti siano portati a credere il contrario.
La ricchezza è uno stato di coscienza che riguarda soprattutto ciò che si è, e prescinde quindi da ciò che si ha.
Sentirsi ricchi al proprio interno conferisce quella sicurezza che sovente gli stessi individui che posseggono cifre a più zeri non hanno, nonostante sia proprio questa che attraverso l’accumulo di averi vanno cercando.
Per avere ciò che desideri devi essere ciò che desideri.
La realtà esterna infatti, si configura secondo i parametri di ciò che sei e di ciò che chiedi a livello profondo, che tu ne sia consapevole o meno, dandoti sempre ragione.
Sperare nella buona sorte equivale a tenere in vita l’illusione del “caso”.
Inoltre ricchezza è spesso sinonimo di fede.
Mi sento ricco nella misura in cui sono in uno stato interiore di totale fiducia nell’esistenza, nella piena consapevolezza che ciò che mi arriva è sempre esattamente ciò che mi serve.
A quel punto non sarà la paura della mancanza a decretare i miei pensieri e di conseguenza le mie scelte, e non saranno le proiezioni di questa paura a decidere la realtà che sarò costretto a vivere.

Roberto Senesi

Evento facebook: www.facebook.com/events/771508446284597/

 

Chi vi fa arrabbiare vi domina

“Chi vi fa arrabbiare, vi domina”… Pensateci bene, è o non è vero?

Quando le cose non vanno come vogliamo o quando qualcuno non reagisce come speravamo, quando ci infastidisce il comportamento di una persona o quello che ci ha detto, siamo soliti esprimere ciò che proviamo con espressioni come “mi ha fatto arrabbiare”, “mi ha ferito”, “mi ha fatto imbestialire”, etc.

Se ci fermiamo a riflettere su questi fatti, la traduzione dei nostri messaggi sarebbe qualcosa come “sei il colpevole di come mi sento”, “sei il responsabile del fatto che io stia così” o “è tutta colpa tua”, vale a dire, io sto male per colpa tua.

Se qualcuno ci fa arrabbiare, è perché gli abbiamo concesso il permesso di farlo, perché ciò che realmente sentiamo nel profondo quando qualcuno ci fa arrabbiare è “ciò che tu pensi di me, è più importante di ciò che io penso di me”. Rifletteteci.

In questi casi, la responsabilità di come ci sentiamo la dirigiamo verso gli altri, verso l’esterno. Per questo, dipendendo dagli altri, non troviamo noi stessi.

Risulta che al posto di prenderci la responsabilità delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti, deleghiamo questo potere agli altri. Perché nessuno può arrabbiarsi senza il nostro consenso o no?

È ovvio che assumersi tutto il peso che comporta un’arrabbiatura è complicato, ancora di più se siamo abituati a dare importanza ai pareri esterni. È sempre più facile incolpare qualcun altro della nostra rabbia che noi stessi, ma così non arriveremo mai a connetterci con il nostro io interiore. 

A volte, questo succede perché siamo mossi dal nostro ego, il quale, per farla breve, consiste nell’identificarci con quello che abbiamo, con quello che facciamo e con come ci valutano gli altri.

Una volta che ci saremo allontanati dall’ego e che lo avremo lasciato da parte, cominceremo a prenderci più responsabilità tanto dei nostri pensieri e comportamenti, quanto delle nostre emozioni, e nessuna arrabbiatura potrà ferirci; perché dobbiamo capire che quello che siamo è molto di più dei beni materiali, delle nostre azioni o delle opinioni altrui.

Per questo può aiutarci pensare che, quando qualcuno ci insulta o fa qualcosa che non ci piace, è come se ci stesse facendo un regalo. Se non lo accettiamo, il regalo continuerà ad essere di quella persona, mentre se lo accetteremo, sarà nostro. La decisione è nostra.

Allo stesso modo, gli insulti, le provocazioni e anche le azioni degli altri sono come i regali, noi scegliamo se accettarli oppure no; quindi, non possiamo incolpare qualcun altro di una nostra decisione, ma possiamo solo renderci responsabili del nostro atteggiamento, delle nostre scelte

Dobbiamo anche tener conto dell’impatto delle nostre aspettative con la realtà, anch’esso può essere un detonatore della nostra rabbia, perché le cose non sono andate come immaginavamo.

Non possiamo controllare le circostanze, né le persone, ma possiamo controllare le nostre risposte. Non possiamo cambiare ciò che le persone dicono di noi o quello che fanno e che ci infastidisce, ma possiamo certamente cambiare il nostro modo di affrontare la vita

Le responsabilità ci spaventano, ma sono quello che ci permette di diventare i padroni delle nostre vite.

Riconoscere le nostre emozioni e i nostri sentimenti e farci carico di questi, ci dà la libertà di conoscerci e di scegliere l’atteggiamento da adottare nei confronti della vita. 

“Riconoscere che sono io a scegliere e che sono io a determinare il valore che un’esperienza ha per me è qualcosa che arricchisce, e anche qualcosa che ammortizza ”

(Carl Rogers)

 

fonte: http://lamenteemeravigliosa.it/chi-vi-fa-arrabbiare-vi-domina/

IL COLORE VERDE, LA QUINTA MUSICALE E IL CALORE

In questo articolo vi è uno studio pratico, intuitivo e intellettuale sulla legge che lega il colore verde, la quinta musicale e il calore enunciata da Gustavo Rol, sensitivo e veggente italiano del XX secolo.

Gustavo Rol
Nato a Torino nel 1903 da famiglia agiata, cresce in un ambiente ricco e colto, si laurea in legge nel 1933 sebbene prediliga l‘arte e la musica.
Secondo i suoi racconti e le testimonianze, la sua svolta spirituale avviene attraverso l’incontro di un “personaggio misterioso” a Marsiglia.
Durante la sua vita studiò e affinò proprie qualità spirituali mettendole al servizio del prossimo. Muore a Torino il 22 settembre 1994.

Ci sono molte testimonianze di Gustavo Rol: scritti, quadri, registrazioni audio e telefoniche, nonché testimonianze personali di persone che lo frequentavano.
Rol tocca una moltitudine di temi e porta le persone a riflettere sull’esistenza dello spirito attraverso “giochi” con le carte ed esperimenti para-psichici.
Di certo tra tutte le sue enunciazioni quella che più colpisce è questa:

“Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde,
la quinta musicale ed il calore.
Ho perduto la gioia di vivere.
La potenza mi fa paura non scriverò più nulla”
 Gustavo Rol

Gustavo Rol comprese che l’uomo può divenire la “porta” che mette in comunicazione il mondo della materia e dellospirito.
Attraverso i suoi studi, i suoi talenti e la pratica aveva appreso come farsi porta ed espressione dello spirito nel mondo materiale.
Per fare questo utilizzava sollecitare i tre canali percettivi più comunemente usati: visivo, uditivo e cinestesico per “accordare” il proprio corpo con la psiche in una precisa vibrazione.

IL VERDE – VISIVO

Il verde è il colore a metà dello spettro visivo percepibile dall’occhio umano.
Qualsiasi corpo (materia) ha una sua vibrazione misurabile con le onde elettromagnetiche, quando un corpo è colpito dalla luce essa riflette la sua vibrazione (onde elettromagnetiche) generando il colore del corpo stesso.

L’essere umano percepisce i differenti tipi di colore perché il senso della vista è in grado di leggere le diverse vibrazioni emesse dai corpi che attraversano la luce.
La visualizzazione nelle pratiche di meditazione è molto diffusa.
Se l’uomo in uno stato di calma, visualizza un limone tagliato a spicchi, scopre che l’acquolina in bocca cresce con molta velocità, poiché il corpo risponde agli stimoli della mente e della realtà in egual misura perché non in grado di distinguerne la differenza.
Immaginando il colore verde Gustavo Rol “carica” la psiche della vibrazione generata dalle frequenze del colore verdeche producenedo un collegamento tra la materia e lo spirito.
Utilizzando lo schema dei chakra, il colore verde rappresenta proprio il chakra del cuore, il quale fa da ponte tra i tre chakra inferiori legati agli istinti e alla materia, e a quelli superiori legati allo spirito e ai piani sottili.

LA QUINTA NOTA MUSICALE – UDITIVO

L’intervallo di quinta giusta è l’intervallo esistente tra due note distanti tra loro sette semitoni, ovvero tre toni e un semitono.
Per esempio, la quinta giusta del Do è il Sol. (Definizione di Wikipedia)
Anche in questo caso Rol utilizza l‘intervallo di quinta per richiamare in sé stesso quella precisa vibrazione, poiché due note suonate assieme a questa distanza nella scala musicale creano una consonanza perfetta.
Attraverso il canale uditivo e l’immaginazione riusciva ad accordare la psiche e il corpo nella stessa vibrazione emanata dall’equilibrio delle note riprodotte da uno strumento.

IL CALORE-CINESTESICO

Le vibrazioni prodotte dall’immaginazione del colore verde e dall’intervallo di quinta portano a sviluppare un caloresul corpo prodotto dalla psiche.
E’ il calore, generato dall’effetto “diapason” della psiche sul copo, che “accordati” perfettamente a metà tra la materia e lo spirito creano una porta comunicante tra di essi.

Aumentare il calore rende malleabile la materia e quindi modificabile
Il calore sviluppato all’interno del corpo, generato dalla concentrazione mentale
di determinate frequenze come quella del colore verde e della quinta musicale,
portano a Rol ad aprire le porte dei mondi sottili, ovvero di entrare nelle dimensioni invisibile che coesistono all’interno della realtà tridimensionale del mondo materiale.

Sono cosciente di non possedere ciò che dono.
Nei miei esperimenti è la psiche a far da grondaia allo spirito”
Gustavo Rol

Fonte: http://www.libero-arbitrio.it/conosci-te-stesso/spiritualita/gustavo-rol-verde-quinta-calore/

Approfondimenti: http://www.gustavorol.org/index.php/it/

 

La funzione dei sogni come segno di sviluppo della coscienza

L’essere umano è stato brillantemente progettato come specie dalle grandi capacità di adattamento ed è indubbio che il suo percorso sia il frutto di un processo evolutivo. La nostra evoluzione non si limita allo sviluppo della specie in termini antropogenetici, ma anche e soprattutto in termini di sviluppo ed espansione della coscienza. In realtà il fatto che noi sogniamo è una delle evidenze maggiori a supporto di ciò. Infatti il sogno non è un fatto essenziale rispetto alle questioni legate alla sopravvivenza del corpo, ma diventa fondamentale rispetto al nostro sviluppo ed evoluzione di esseri pensanti, dotati di sentimenti e facoltà metafisiche consapevoli.
Sognare è il processo in cui la mente inconscia comunica con la mente conscia nel tentativo di creare integrazione nel nostro essere. I sogni sono i ponti che ci permettono di viaggiare tra gli spazi di coscienza di ciò che crediamo di conoscere e ciò che profondamente, inconsciamente e metafisicamente, conosciamo, ma a cui non abbiamo accesso dal piano ordinario di coscienza.

I sogni inoltre ci permettono di trasportare informazioni o eventi dolorosi o confusi in un ambiente che è emotivamente reale, ma fisicamente irreale; trasferiamo questi sentimenti e pensieri confusi, dolorosi o difficili in una sorta di Piastra di Petri psichica in cui sperimentiamo ed osserviamo noi stessi e le nostre reazioni in un ambiente sicuro e contenuto. L’analisi dei sogni e la loro interpretazione è una parte chiave nel processo di integrazione della coscienza. Sebbene le interpretazione tratte da libri o esperti possano essere utili, tuttavia non potranno mai essere profondamente significative e di reale utilità senza il personale apporto di consapevolezza ed esperienza. Nessuno potrà sostituirsi a noi stessi nella comprensione profonda del messaggio che i sogni ci portano. Il nostro desiderio di trovare pace con qualcosa o qualcuno o comprendere ciò che sta avvenendo nel mondo onirico è realmente un movimento verso una consapevolezza più profonda di noi stessi. Esso è un serbatoio enorme di informazioni che riguardano la nostra evoluzione in quanto coscienza intelligente.

Inoltre i sogni spesso riguardano la vastissima varietà delle esperienze umane, dai più profondi desideri alle più antiche e nascoste ferite. Per cui, l’analisi di questi spazi emozionali interiori ci aiuta a portare quiete ed a bilanciare la tensione che ci vede dibattere sempre fra estremi opposti e ci conduce alla centratura, portando sempre maggior pace ed equilibrio.

Imparare a conoscere il linguaggio del nostro inconscio è fondamentale per comprendere il messaggio celato dall’esperienza onirica. Se sogniamo di essere inseguiti da un lupo, o braccati da un predatore, è essenziale saper attribuire il significato che quella simbologia assume nello specifico, se desideriamo imparare qualcosa di noi stessi ed espandere la nostra coscienza e progredire consapevolmente nel cammino della vita.

 

Testo a cura di La Luce di Gaia – riproduzione consentita con citazione della fonte