I 9 segni che indicano se sei un’anima antica

Quanti anni avresti se non sapessi quanti anni hai?
~ Satchel Paige

Esistono delle persone speciali che si sentono sole e isolate quasi sin dalla nascita.

La loro esistenza solitaria non è una scelta o dettata da un temperamento antisociale – esse sono semplicemente antiche.   Antiche nel cuore, nella mente e nell’anima. Sono persone che hanno una visione della vita molto diversa e più matura degli altri. Di conseguenza l’anima antica vive la sua vita interiormente, calcando il suo sentiero in solitaria mentre il resto attorno a lei  si allinea ed aggrega al modello di massa. Forse avete sperimentato su voi stessi o riconoscete queste caratteristiche in qualcuno a voi vicino? In tal caso questo articolo è per voi, nella speranza che possa aiutarvi a definire voi stessi o a comprendere meglio gli altri.

L’ “Anima Antica”

Robert Frost, Eckhart Tolle ed anche Nick Jonas sono tra queste. Forse anche voi lo siete?

Se non lo sapete ancora,  questi sono i segni che vi riveleranno se siete anime antiche.

Chi ha un’anima antica:

1. Tende ad essere solitario
Le anime antiche sono disinteressate agli obiettivi ed attività dei loro coetanei, quindi trovano difficile stringere amicizie tra le persone con cui si relazionano. Questo è uno dei maggiori problemi che le vecchie anime sperimentano. Il risultato è che esse tendono a ritrovarsi da sole per la maggior parte del tempo. Le persone non fanno per loro.
2. Ama la conoscenza, la saggezza, la verità.
Può sembrare un po’ troppo grandioso e nobile, ma l’anima antica tende naturalmente verso il lato intellettuale della vita. Le anime antiche capiscono che la conoscenza è potere, la saggezza è felicità e la verità è libertà, quindi perché non ricercare queste cose? Tutto questo è di certo molto più significativo per loro che leggere gossip sull’ ultimo fidanzato della velina di turno o gli ultimi risultati di calcio.
3. E’ incline alla spiritualità
 
Molto più emotive, le anime antiche tendono ad avere una natura sensibile e spirituale. Superano i confini dell’ego, cercando l’ illuminazione e promuovendo la pace e l’amore. Questi sono gli obiettivi principali di queste “Madre Teresa” in erba. Per esse questo è il modo più saggio ed appagante di far uso del tempo.
 
4. Comprende la caducità della vita
 
Le anime antiche sono spesso afflitte dal pensiero della morte, non solo della propria mortalità, ma anche di tutto e tutti intorno a loro. Ciò le rende diffidenti e a volte chiuse in sé stesse, ma guida saggiamente la loro vita.
5. E’ riflessivo e introspettivo
Le anime antiche tendono a pensare molto…su tutto. La loro abilità nel riflettere ed imparare dalle proprie azioni e quelle altrui è la loro più grande maestra di vita. Una ragione per cui le anime antiche si sentono così vecchie nel cuore è perché hanno imparato tante lezioni attraverso i propri processi mentali e posseggono tanta comprensione delle situazioni di vita, grazie alle loro capacità di osservare con calma e attenzione cosa accade attorno a loro.
6. Vede il “disegno” più ampio

Raramente le anime antiche si perdono in dettagli superficiali per ottenere lauree inutili, promozioni di lavoro, seni rifatti e grandi televisori. Hanno la tendenza a guardare la vita da una prospettiva più elevata, osservando quale sia il modo più saggio e significativo per affrontare la vita. Quando sono di fronte ai problemi, tendono a considerarli tribolazioni temporanee e passeggere che servono solo ad aumentare la quantità di gioia che sentiranno in futuro. Di conseguenza, tendono ad essere placide e stabili grazie al loro approccio alla vita.
7. Non è materialista

Ricchezza, status, fama e l’ ultima versione di iphone… semplicemente le  anime antiche non si sentono attratte da ciò che può essere facilmente ottenuto come nel caso delle cose materiali.  Inoltre hanno poco tempo per interessarsi alle cose effimere della vita, in quanto per loro esse hanno scarso significato.
 
8. Durante l’infanzia e l’adolescenza è “strano” o socialmente disadattato
Non capita sempre, ma molte anime antiche mostrano strani segni di maturità sin da piccoli. Spesso, questi bambini vengono etichettati come “precoci”, “introversi” o “ribelli”, non riuscendo a rientrare nei comportamenti tradizionali. Solitamente questi bambini sono estremamente curiosi ed intelligenti e vedono l’ inutilità in molte cose che i loro insegnanti, genitori e coetanei dicono e fanno e, passivamente o aggressivamente, resistono. Se vi rivolgete a vostro figlio come fosse un adulto probabilmente vi state rapportando ad un’anima antica.
9. Semplicemente si “sente” vecchio
Prima di poter definire tutto ciò che provavo, ho vissuto l’esperienza di sentirmi vecchio dentro.  I sentimenti che accompagnano un’anima antica solitamente sono: sentimento di diffidenza verso il mondo, stanchezza mentale, pazienza vigile e calma distaccata. Purtroppo questo spesso può essere percepito come distante e freddo ma è solo uno dei vecchi miti dell’anima antica.
Come alcune persone anziane si descrivono “giovani dentro” anche i giovani possono farlo definendosi “vecchi di cuore”.
E tu, che anima sei?

 

Fonte: http://in5d.com/9-signs-youre-an-old-soul/

Traduzione a cura di LaLuceDiGaia

Dio e la coscienza collettiva

…Ogni pensiero uguale ad altro pensiero uguale, è uguale. Ogni pensiero uguale ad altro uguale, espresso con parole da persone diverse, appare diverso. Solo nel silenzio, certe cose sono comunicabili!..
Ciò si verifica, perché il linguaggio base o universale del pensiero, se tradotto in linguaggio parlato, s’impoverisce in base all’inconsapevolezza del soggetto nonché, in base alla povertà della dialettica rispetto al linguaggio telepatico.

DIO

Dio è l’Uno indifferenziato. La sua manifestazione o creazione; è la sua espressione. Ogni forma esistente si manifesta nella propria individualità. L’individualità è pertanto separazione dalla Causa Prima. L’individualità consapevole, mantiene il contatto col Divino. L’individualità inconsapevole, illude il soggetto di essere una creatura a sé stante. Questo concetto, genera il desiderio di affermazione individuale, sino alla necessità illusoria di sopraffazione sulle altre creature, passando anche per la credulità di essere degli eletti agli occhi di Dio. Un tale diceva:

“..nessun uomo può conoscere Dio, più di quanto conosca sé stesso. Nessun uomo può conoscere sé stesso, più di quanto conosca Dio; perché la conoscenza dell’Uno e dell’altro va di pari passo..”
LA COSCIENZA COLLETTIVA
La coscienza collettiva, è l’insieme delle menti che la compongono. Una coscienza collettiva, può essere totale o parziale. Nel caso sia totale, essa è Dio stesso. Nel caso sia parziale, non si tratta della coscienza collettiva (Assoluta) ma, di una ( tra le tante) coscienze collettive. Ogni essere pensante, può far parte di uno specifico gruppo di menti pensanti. La partecipazione ad un gruppo, presuppone il partecipare al retaggio collettivo che, costituisce una vera e propria banca dati. La partecipazione, può avvenire sia in entrata di informazioni, che in uscita. L’aggancio alla banca dati, può essere costante. L’individuo, in ogni istante, è praticamente come collegato in rete. In ogni istante, può beneficiare delle informazioni condivise. L’individuo che vive questa condizione mentale, si presenta al prossimo come una persona particolarmente ispirata, in grado in ogni istante di far propria qualsiasi richiesta altrui e darvi risposta pertinente mediante i dati pervenutogli dalla banca dati. In sostanza funge da mediatore (medium) a vantaggio di colui che non possiede consapevolezza personale della possibilità di collegarsi in rete. Si potrebbe affermare, che il soggetto collegato in rete, sia uno “gnostico”. Lo gnostico, è l’individuo che possiede la conoscenza senza averla appresa dai libri o tramandata oralmente. La sua via è quella interiore di collegamento col Divino. 
CHI PUO’ PARTECIPARVI
Teoricamente tutti, in quanto tutti fanno parte di Dio. Praticamente ed efficacemente, solamente coloro che ne hanno coscienza ma, nessuno totalmente escluso. Ovviamente però, vi è la questione relativa al gruppo di appartenenza per cui, appartenendo ad un gruppo circoscritto, mi escludo dal resto. L’appartenenza ad un gruppo, evidenzia le caratteristiche conoscitive ed esperienziali di quel gruppo. Il codice di accesso o di appartenenza, si evince dallo status di empatia della mente collegata.
CHI NON PUO’ PARTECIPARVI
Nessuno è escluso in assoluto. Appartenendo però ad un gruppo, automaticamente ci si esclude dagli altri. Tutto però dipende, dalla mente dell’entità in questione. Dall’elasticità e dalla consapevolezza di cui dispone. Le menti ignare, non determinate o motivate, soprattutto quelle manipolate, sono da sé stesse escluse dal partecipare a quella coscienza collettiva. Può verificarsi inoltre, che un soggetto pensi di essere collegato alla coscienza collettiva, mentre invece, di quella coscienza contatta unicamente un’entità e, nel caso sia poco evoluta, questa si spacci anche per dio. Il contattare entità negative, può illudere e portare alla manipolazione del soggetto.
L’INCONSCIO COLLETTIVO
La coscienza collettiva, se considerata da una particolare angolazione, diventa l’ambito del personale inconscio, nonché di quello collettivo. Si può pertanto affermare che “Coscienza collettiva” e “Inconscio collettivo” sono la stessa cosa quando, il soggetto in questione, della coscienza collettiva ne è inconscio. L’inconscio collettivo, secondo Jung, rappresenta un contenitore psichico universale, vale a dire quella parte dell’inconscio umano che è comune a quello di tutti gli altri esseri umani. In altri termini si potrebbe dire che l’inconscio collettivo è la struttura della psiche dell’intera umanità, sviluppatasi nel tempo ed è suddivisibile in inferiore, medio e superiore. L’inferiore è legato alle radici arcaiche, al passato dell’umanità; il medio è costituito dai valori socio-culturali in questo attuale momento; il superiore è invece relativo ai valori, alle potenzialità, alle mete future dell’umanità. Che la connessione dell’individuo all’inconscio collettivo sorga per ragioni materiali o mistiche, il termine inconscio collettivo descrive un’importante caratteristica comune osservata nei sogni di differenti individui.

REGISTRI AKASHA

..tratto da: ”Una conoscenza che darà speranza alla tua vita” di Paola Marisol Camurri Vargas.
Akasha, che in sanscrito significa etere o spazio, è il primo dei cinque elementi base dell’intero universo ovvero, il vuoto che permette agli altri di esistere e di manifestarsi. Akasha è l’onnipresente esistenza che pervade tutto. L’akasha diviene il Sole, la Terra, la Luna, le stelle, l’aria, i liquidi ed i solidi; forma il corpo umano e degli animali, le piante, ogni forma che vediamo, tutto ciò che cade sotto i nostri sensi, tutto ciò che esiste. L’akasha non può essere percepito perché va al di là d’ogni ordinaria percezione; si può vedere e toccare soltanto quando si condensa e prende forma..

..Rudolf Steiner affermava che la capacità di percepire quest’altro mondo poteva essere sviluppata, rendendo un individuo capace di scorgere eventi e informazioni in tutto e per tutto concreti come quelli presenti. Affermava: ..l’uomo è in grado di penetrare alle origini eterne delle cose che svaniscono con il tempo. In questo modo, egli amplia la sua facoltà cognitiva se, per quel che riguarda la conoscenza del passato, non si limita alle evidenze esteriori. Può inoltre vedere negli eventi non percepibili ai sensi, quella parte che il tempo non è in grado di distruggere. Passa dalla storia transitoria a quella non transitoria. E’ un fatto che questa storia sia scritta in caratteri diversi rispetto a quella ordinaria. Nella gnosi e nella teosofia viene chiamata la “Cronaca Akashica”…
..Madame Blavatsky diceva: “ L’akasha, Luce Astrale, può definirsi come l’Anima Universale, la Matrice dell’Universo, il Mysterium Magnum dal quale tutto quanto esiste è nato per separazione o differenziazione. E’ la causa dell’esistenza; riempie tutto lo spazio infinito.

REGISTRI AKASHICI

La parola Akasha si utilizza per nominare un piano di coscienza cosmica che funge da archivio, nel quale come si è già detto, si registrano tutte le situazioni, pensieri, emozioni, parole, intenzioni ed azioni di un essere, dalla sua separazione dalla Fonte o Dio, fino al suo ritorno definitivo al punto d’origine; contiene quindi l’intera storia d’ogni anima sin dall’alba della creazione. Quest’archivio ci connette tutti, gli uni agli altri e, contiene ogni simbolo, archetipo o racconto mitologico che esiste e perciò, diviene la fonte maggiore di conoscenza e verità che l’essere umano possa consultare; chiamato anche “Libro della Vita”. E’ in’oltre uno spazio simbolico e para-fisico, sito nell’etere, è una dimensione parallela sempre disponibile. Conoscendo delle vite precedenti, connesse in particolar modo con quella attuale, è possibile comprendere quali sono le lezioni della vita che dobbiamo affrontare per risolvere antiche questioni e, quali potenziali capacità possediamo, utili al futuro.
Al contrario di un semplice magazzino di memoria, quest’Archivio Akashico è interattivo, poiché esercita una grandissima influenza sulla vita di ogni giorno. Ispira i sogni e le invenzioni, provoca l’attrazione o la repulsione tra gli esseri umani, modella e forgia i livelli della consapevolezza umana. Cayce sosteneva che i Resoconti (Akashici) non erano semplicemente una trascrizione del passato ma, includevano il presente e il futuro. Relazionata a questa dichiarazione, la filosofia Karmica, il Piano Superiore (Monadico e Budhico), ed il tribunale Karmico, ci ricordano che una scintilla di luce (l’anima di ogni individuo) si stacca dalla grande Fonte Universale e discende al piano fisico con una missione specifica, sommata a quella di ri-polarizzare gli aspetti negativi della personalità. Se tale missione non raggiunge il compimento in una sola vita, dovrà completarla in un’altra. Tutti questi vai e vieni dalle diverse vite, rimangono registrati nei Registri ma, per una questione di autoconservazione, l’essere ne cancella la memoria al momento di incarnarsi, per non subire il condizionamento da ricordi anche traumatici..
.. Ogni anima, al separarsi dalla fonte ed al suo ingresso nel piano fisico, emette un suono o tonalità propria. Questo suono, ha risonanza con il nome e il cognome scelti per la presente incarnazione e, riserva l’informazione almica (dell’anima) individuale. Per raggiungerla, gli spiriti che reggono il Piano Akashico, ci forniscono di una chiave simbolica sotto forma di Preghiera Sacra. Non tutti accedono allo stesso livello in questo piano e l’approfondimento, dipende dalla capacità del lettore, dall’attitudine di colui che chiede la consulenza e, da quello che l’Intelligenza Suprema considera che deve essere evocato in quel preciso momento per il maggior bene della persona interessata. Ogni lettura è individuale e privata; s’inizia con la Preghiera Sacra, aprendo il canale per raggiungere la coscienza della Guida Spirituale, così, la persona può incominciare a fare le domande che ha in mente. Le risposte arrivano ai Chakra Coronario e Cardiaco del lettore in diversi modi: visualmente (colori, parole, fatti), in modo auditivo e, attraverso i sentimenti e le sensazioni corporali, in accordo alla domanda fatta. L’informazione è tanto profonda, che a volte il lettore non comprende il senso della stessa. Quando ciò si verifica, deve comunicarla nello stesso modo in cui gli è arrivata, perché sicuramente quello che non ha senso per lui, l’avrà per la persona al quale deve arrivare l’informazione.
SINCRONICITA’
A chi non è mai capitato nella vita, di assistere al verificarsi di eventi non previsti, non statisticamente possibili ma che hanno un grande valore d’indirizzo per la persona in questione?.. avviene certe volte, come se una mano invisibile orchestrasse gli eventi, generando una combinazione che viene detta “Sincronicità “. Generalmente l’individuo vive questa sincronicità, come il risultato della casualità, della volontà Divina, dell’imperscrutabilità delle vie del destino ecc.. ma, non la vive consapevolmente come il risultato di quanto da lui seminato in precedenza. Se così fosse, immediatamente l’individuo si porrebbe l’obiettivo di esprimere consapevolmente quegli elementi che, per conseguenza, porterebbero mediante la sincronicità, al risultato voluto. Ciò che pertanto occorre all’individuo, è la consapevolezza che il destino può essere indirizzato quando, se ne conosce la chiave. Quando la partecipazione alla coscienza collettiva diventa consapevole.
Tratto da Presenze-Aliene

Poesia sulla gratutudine

Una poesia sulla gratitudine per tutto ciò che ci arriva, del grande poeta persiano Rumi. Quest’ultimo ci invita con leggerezza ad essere aperti e grati nei confronti di tutto ciò che avviene nella nostra vita. Non per un atteggiamento di superficiale ottimismo, ma semplicemente per  vivere  meglio e far vivere meglio gli altri. Esercitare il dono della gratitudine è un potente mezzo per riuscire a superare la malsana abitudine, prettamente umana, della lamentela.

La locanda

(Gialal ad-Din Rumi)

L’essere umano è una locanda,
ogni mattina arriva qualcuno di nuovo.

Una gioia, una depressione, una meschinità,
qualche momento di consapevolezza arriva di tanto in tanto,
come un visitatore inatteso.

Dai il benvenuto a tutti, intrattienili tutti!
Anche se è una folla di dispiaceri
che devasta violenta la casa
spogliandola di tutto il mobilio,

lo stesso, tratta ogni ospite con onore:
potrebbe darsi che ti stia liberando
in vista di nuovi piaceri.

Ai pensieri tetri, alla vergogna, alla malizia,
vai incontro sulla porta ridendo,
e invitali a entrare.

Sii grato per tutto quel che arriva,
perché ogni cosa è stata mandata
come guida dell’aldilà.

Da: Jalal al Din Rumi, Poesie mistiche, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 1980

Jalāl al-Dīn Rūmī (1207–1273) è stato un poeta e mistico persiano. Fondatore della confraternita sufi dei “dervisci rotanti” (Mevlevi), è considerato il massimo poeta mistico della letteratura persiana. Dopo la sua morte i suoi seguaci si organizzarono nell’ordine Mevlevi, con i cui riti tentavano di raggiungere stati meditativi per mezzo di danze rituali

L’arte di ascoltare

Quando ascoltate qualcuno, dovete abbandonare tutte le idee preconcette e tutte le opinioni soggettive che avete; dovete solo ascoltarlo, solo osservare com’è fatto. È così che si comunica. Di solito, quando ascoltate un discorso, lo sentite come una specie di eco di voi stessi. In effetti, state ascoltando la vostra opinione personale. Se concorda con la vostra opinione, potete anche accettarlo, ma in caso contrario lo rifiuterete, o addirittura può succedere che in realtà nemmeno lo sentiate. Questo è il primo pericolo, quando ascoltate qualcuno. L’altro pericolo è quello di farsi prendere dal discorso. Se non intendete l’espressione del maestro nel suo vero senso, diverrete facilmente preda di qualcosa che si cela nella vostra opinione soggettiva o di qualche particolare forma d’espressione. Prenderete ciò che dice alla lettera, senza comprendere lo spirito che sta dietro le parole. Questo genere di pericolo sta sempre in agguato.
È difficile che ci sia buona comunicazione tra genitori e figli, perché i genitori hanno sempre le loro intenzioni. Tali intenzioni sono quasi sempre buone, ma il loro modo di parlare o di esprimersi spesso non è molto libero; è sovente troppo unilaterale e nient’affatto realistico. Ciascuno di noi ha un proprio personale modo di esprimersi, ed è difficile variarlo a seconda delle circostanze. Se i genitori sanno cavarsela a esprimersi in varie maniere in ogni frangente, non ci sarà pericolo nell’educazione dei figli. Si tratta, tuttavia, di una cosa alquanto difficile. Anche un maestro zen possiede un suo particolare modo di esprimersi. Quando Nishiari-zenji rimproverava i suoi discepoli diceva sempre: “Vattene via!”. Un suo discepolo lo prese alla lettera e lasciò il monastero! Ma il maestro non intendeva affatto espellere il discepolo. Era solo il suo modo d’esprimersi. Invece di dire: “Sta’ attento! “, diceva: “Vattene via!”. Se anche i vostri genitori hanno questa caratteristica, facilmente li potete fraintendere. Questo pericolo è sempre presente nella vita di tutti i giorni. Perciò è necessario che chi intende ascoltare o imparare sgombri la sua mente da queste varie distorsioni. Una mente piena di idee preconcette, intenzioni soggettive o abitudini, non è aperta alle cose così come sono. Ecco perché facciamo zazen: per sgombrare la mente da ciò che è correlato a qualcos’altro.

 

Da: Shunryu Suzuki-roshi, “Mente zen, mente di  principiante“, Astrolabio Ubaldini, 1978

Come uscire dalla Matrix in 6 passi?

La realtà virtuale presentata nel film Matrix è generata da un computer e la gente vive in questa realtà creata artificialmente. 
Se osservate con costanza ed attenzione la vostra realtà quotidiana, farete una scoperta sconcertante, perché inizierete a trovare molte, troppe, similitudini con quanto mostrato nel film. 

La nostra realtà virtuale non sarà generata da un computer, ma dalla nostra mente e dal flusso costante di emozioni e pensieri. Viviamo prigionieri di questa matrix fatta di emozioni e pensieri. 

Vediamo quali sono le caratteristiche della matrix e cosa dobbiamo fare per venirne fuori. 

  1. Primo passo. Il mondo del cambiamento perpetuo

Noi inseguiamo i nostri desideri e sogni irrealizzati. Siamo attratti da denaro, potere, prestigio, salute, felicità. 

Spronati dalle nostre ambizioni, perseguiamo vari obiettivi per tutta la durata delle nostre vite. Aspiriamo a qualcosa per tutto il tempo, vogliamo continuamente raggiungere questo qualcosa. Tale inquieta corsa è sospinta continuamente dalla paura di non essere ancora ciò che vogliamo essere. Non siamo mai soddisfatti, vogliamo sempre qualcos’altro: essere migliori, più belli, più ricchi di ciò che siamo al momento presente. 

In questo modo perseguiamo obiettivi fino alla morte, momento in cui realizziamo quanto fosse insensato tutto ciò. Ma perché sono insensati questi obiettivi? ci verrebbe subito da protestare. Protestiamo a causa della varia natura di forme e aspetti, poiché nel mondo delle forme ognuna di esse è soggetta a costante cambiamento, nascita e morte. Qualsiasi cosa attiriamo a noi, siamo destinati a perderla; ognuno lascia questo mondo a mani vuote e tutti coloro che perseguono obiettivi, vivono nell’incantesimo di passato e futuro.  

2. Secondo passo. La ricerca spirituale

Tuttavia, noi aspiriamo alla sicurezza della permanenza nella nostra vita. Vorremmo trovare ciò che sta al di là del mondo dei continui mutamenti. Così diventiamo ricercatori spirituali. 

All’inizio cerchiamo l’illuminazione, l’Auto-riconoscimento nel mondo di forma e aspetto (cioè esterno a noi), nella speranza di raggiungere in tal modo lo stato di felicità permanente. Senza saperlo (e spesso predicando la non adesione a dogmi o dottrine) in realtà vogliamo trovare un dogma, un Maestro illuminato, un’esperienza spirituale elevante, che faccia espandere la nostra coscienza. Se questo non lo troviamo sulla terra, allora lo cercheremo in un altro mondo, nel paradiso di qualche religione. 

Usiamo la mente come mezzo di ricerca spirituale. Attraverso la mente l’Ego pretende di capire cosa risieda al di là della mente. La mente, in tal modo, costruisce l’immagine mentale dell’illuminazione, della ricerca spirituale, della felicità e così via.

Le immagini mentali nascono attraverso il processo di comprensione tipico della mente. Affinché possiamo capire ci sono necessarie informazioni che accumuliamo continuamente come una formica operaia. Libri su religione e spiritualità, letture varie, partecipazione e ascolto di conferenze; tentiamo con ogni mezzo di filmare nella mente dati, idee, opinioni ed esperienze che riteniamo ci siano necessarie. Presumiamo che raccogliendo un sufficiente quantitativo di esperienze sul piano intellettuale, ad un certo punto raggiungeremo il risultato di accrescere il nostro grado di spiritualità. 

Queste immagini mentali ci motivano a fare sempre maggiori sforzi per rafforzare ulteriormente le stesse immagini mentali sul piano della vita quotidiana. Il conseguimento di obiettivi spirituali, in ogni caso, ci concede solo una soddisfazione momentanea, e così dopo aver raggiunto uno specifico obiettivo, l’inquietudine ritorna, spingendoci con urgenza a lavorare verso nuovi obiettivi. La mente produce nuove immagini mentali e la ricerca riprende di nuovo. 

3. Terzo Passo. L’arresto

Così continuiamo a cercare, finché alla fine ci stanchiamo di questo processo e ne riconosciamo la sua vera natura. Ci fermiamo e abbandoniamo la ricerca spirituale. Riconosciamo che tutti gli obiettivi che avevamo inseguito tanto a lungo al di fuori di noi, possiamo realizzarli solamente dentro noi stessi. 

Ci fermeremo quando riconosceremo le attività della mente e rifiuteremo di seguirle ancora. Rendiamoci conto che non possiamo andare oltre la mente con l’aiuto della mente. Sperimenteremo che arrestarsi è quel momento di inattività della mente in cui troviamo il silenzio tra i pensieri. Ciò ci farà sperimentare la Coscienza senza forma e riconosceremo che siamo di fatto Presenza senza pensiero. In tal modo potremo lasciarci alle spalle il ricercatore spirituale, con la sua conoscenza accumulata e la sua arrogante esperienza spirituale. 

  1. Quarto Passo. Il viaggio interiore

Questo è l’inizio di un viaggio interiore che ci conduce fuori dalla matrix, oltre la mente. Una volta che abbiamo iniziato il nostro viaggio, ci lasciamo il mondo alle spalle e abbandoniamo tutto ciò che ha intralciato il nostro progresso. Lasciamo andare le cose non importanti per concentrare la nostra attenzione solo su ciò che ha realmente importanza. Ciò è possibile grazie a una maggiore pulizia mentale.  

Quando iniziamo a fare questa pulizia con onestà, presto incontriamo la vasta moltitudine dei nostri pensieri, opinioni, idee …e le emozioni agganciate ad ognuno di questi. Dopo un certo periodo, realizziamo la necessità di abbandonare tutto ciò che è privo di importanza e banale, in quanto riconosciuto falso alla luce del nostro viaggio interiore. Così ad un certo punto ci ritroviamo soli e realizziamo che non abbiamo ancora finito. Dobbiamo ancora toglierci di dosso l’ombra di ciò che avevamo creduto di essere. 

5. Quinto Passo. Il risveglio: andare a casa

Il risveglio è la conquista di una nuova consapevolezza della Coscienza alla sua vera esistenza, attraverso la forma e l’aspetto con cui ci eravamo inizialmente identificati. Dopo la grande pulizia non resta che spazio vuoto. 

Ma se si esamina quello spazio più da vicino, troviamo che è uno spazio pieno di Coscienza, che è pace interiore, quiete e tranquillità. Così realizziamo di essere a casa. Qualunque cosa accada in quello spazio interiore, dobbiamo farne esperienza. Dobbiamo sperimentare tutto ciò che la vita ha da offrirci, lì ed in quel preciso momento. Il momento seguente non si porterà addosso il fardello dell’esperienza precedente. 

La domanda che sorge quindi è: ci siamo liberati dalla matrix? Vivere l’esperienza del vuoto è perfezione, ma dobbiamo ancora fare l’ultimo passo per essere completamente liberi. 

6. Sesto Passo. Ritornare

Questo passo ci porterà al punto da cui il nostro intero viaggio era iniziato. Torniamo alla Matrix, al mondo della vita quotidiana. Tuttavia, torniamo in uno stato differente da quello iniziale, poiché abbiamo subito cambiamenti considerevoli durante il nostro viaggio. La mente, l’ego con essa, e l’egoismo sono spariti da noi. Il vuoto, ricco di vita pulsante, e la Coscienza risvegliata alla sua stessa esistenza, continuano ad essere con noi.  

Da qui in avanti il mondo sarà totalmente differente per noi. Non ci sentiremo più in urgenza di scappare via da esso, non ci immergeremo più nella palude dell’identificazione. Saremo liberi da tutto ciò, e il mondo diverrà una nuova avventura. Ci abbandoneremo alla corrente della Vita e ci fonderemo con l’Universo. Nel contempo, aiuteremo gli altri a risvegliarsi e condivideremo la gioia dell’esistenza, la simpatia verso tutti coloro che incontreremo durante il nostro viaggio spirituale. 

Traduzione a cura di LaLucediGaia

Fonte: Frank M. Wanderer: The Revolution of Consciousness: Deconditioning the Programmed Mind

sito: http://www.frankmwanderer.com

Finché credo non so, finchè credo non Sono.

L’essere umano ha un innato bisogno di credere, necessita di punti di riferimento che sono le sue stampelle, fino a che consegue la personale esperienza della realtà interiore e spirituale.

Sappiamo… perché lo abbiamo letto …perché in tanti dicono …perché così ci è stato insegnato. Ma cosa sappiamo in realtà? Aderire a un sistema di credenze non è sapere. 

Tuttavia è fondamentale credere, poiché ci spinge e conduce alla scoperta della verità e quando la verità diventa patrimonio della nostra coscienza, in quanto frutto di eventi personalmente sperimentati e assimilati, giungendo a un contatto autentico con la realtà spirituale entrostante, beh, allora in quel caso, come ho sempre detto, cala il silenzio perché la verità non può essere raccontata, ma solo conosciuta attraverso l’esperienza.    Quando questo accade si sgretola l’impalcatura della credenza – non se ne ha più bisogno – e si conquista la vera conoscenza. 

 

La scienza pensa in termini esclusivamente funzionali… L’esoterismo invece pensa in termini di contenuto, cioè non chiede soltanto il “come” della realtà, ma soprattutto il “perché”. Questo perché è rivolto a capire il significato, ovvero il legame esistente tra il mondo delle manifestazioni e l’uomo.
Questo significato può tuttavia essere rivelato come verità solo al singolo e non è quindi accessibile alle folle. L’esoterismo è quindi asociale.

La scienza si propone di essere accessibile a tutti, Ognuno che sia mediamente dotato deve avere la possibilità di fare propria la scienza, purché si applichi con diligenza.

La scienza è trasmissibile. Il sapere non lo è.

Noi però purtroppo confondiamo il sapere con complessi di conoscenza assolutamente insignificanti e fuorvianti. Questi ultimi sono trasmissibili, il sapere invece non è mai il risultato di diligenza, ma di un atto conoscitivo individuale, del tutto personale, che è di natura metafisica e ignora totalmente le richieste delle masse di “sapere per tutti”.

Il sapere può essere soltanto il risultato della propria esperienza, e non può di conseguenza essere prelevato da altri o passato da altri.
Tutto quello che prendo dagli altri, posso solo crederlo, mai saperlo veramente.

Non ha importanza avere buoni motivi per credere a qualcosa o non crederci.   Credere significa: non sapere.

(Fonte: Il destino come scelta di Thorwald Dethlefsen)

Testi in corsivo a cura di LaLuceDiGaia

® Riproduzione consentita con citazione della fonte.

Come riconoscere un “maestro” spirituale

Chi mi conosce sa quanto non ami l’uso della parola “Maestro” in generale, ma ambito di percorsi di consapevolezza e spiritualità il suo utilizzo mi fa drizzare i capelli in testa. Che ne siamo coscienti o no siamo tutti in cammino e ogni volta che si è maturi per un incontro speciale, arriva qualcuno che ci illumina la via, tendendoci la mano e mostrandoci i passi da fare.

Il brano che segue mi trova molto in sintonia, perché se esistono Maestri spirituali, certamente essi non sono autoproclamati, non si professano “avanzati” sul percorso spirituale, né si pongono sul piedistallo o fanno proseliti; al contrario sono sempre silenziosamente presenti e guidano attraverso l’esempio e l’incoraggiamento, ma soprattutto non hanno alcun interesse a dimostrare nulla a nessuno. Il vero Maestro non cerca consensi. Mai.

 

Un vero Maestro spirituale consiglia sempre gli sforzi personali

“… La trasformazione degli esseri è possibile solo con un lavoro quotidiano. Se qualcuno vi dice: “Prendete questa formula, questi amuleti, questi procedimenti magici, vi salveranno immediatamente”, sono menzogne di una creatura che ha interesse ad ingannarvi.. Un Vero Maestro vi dirà: “Figli miei, tutto è possibile, ma solo se fate degli sforzi. Ciò che avrete ottenuto, a quel punto, sarà talmente stabile che nessuno potrà levarvelo.” …

… Ci si aspetta sempre che l’amore, le conoscenze, il potere vengano dall’esterno, come se fosse del vino che si può versare in una bottiglia. No, siamo noi che dobbiamo lavorare ogni giorno per trasformare i nostri otri. Sfortunatamente, in tutte le scuole dove si chiedono degli sforzi, nessuno resta per molto tempo, mentre laddove si racconta che è possibile avere ogni sorta di benedizioni senza far nulla, si ha voglia di restare. Ecco perché i veri insegnamenti non attirano molti discepoli. Gli uomini non amano che si parli loro di sforzi…
Esiste una sola filosofia veridica: quella del lavoro personale e collettivo cosciente. Ma so che se vi parlo in questa maniera voi non ritornerete più. Siete venuti per ascoltare delle rivelazioni stupefacenti e sensazionali ed io insisto sempre sugli sforzi da fare. Vi sono costretto, posso dirvi solo la verità…”

“… Che differenza c’è tra gli studi che si fanno all’università  e quelli che si fanno presso un Maestro? All’università  si apprende tutto ciò che è esteriore alla vita e, dopo anni di questi studi, ci si ritrova identici a se stessi, con le stesse debolezze, gli stessi vizi…”Al contrario, colui che ha studiato presso un Maestro constata, dopo un certo tempo, una profonda trasformazione in lui stesso; il suo discernimento, la sua forza morale, le sue possibilità di azione esteriore ed interiore sono aumentate…”

E’ il disinteresse che caratterizza un vero Maestro.
“…Così, ciò che caratterizza un vero Maestro non è la sua scienza, la sua chiaroveggenza o i suoi poteri, ma il suo disinteresse. Può avere la scienza, la chiaroveggenza e i poteri ma se non è disinteressato, anche se gli esseri umani lo riconoscono come un Maestro, il Cielo non lo riconosce.. “
– OMRAAM MIKHAEL AIVANOV

 

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