Meditazione e Lasciar Andare: Se “Cerchi”, sei fuori strada

Quante volte ci è capitato di dire, sentir dire, o pensare  “questa settimana intendo lavorare sodo con la meditazione” ?

Per quanto il vostro impegno ed entusiasmo siano apprezzabili questo è il genere di atteggiamento che fa drizzare i capelli a chi ha autenticamente sperimentato la vera meditazione. Ma perché?

“Lavorare sodo” con la meditazione è come sforzarsi di impressionare qualcuno per piacergli ad ogni costo; e di solito l’energia che impieghiamo ci si ritorce contro o non ha sufficiente potere per rimanere stabile e sostenere la giusta connessione. La verità è che la meditazione non richiede alcuno sforzo, ma solo pratica.

Non serve impegnarsi come se fosse una questione di obiettivi da conseguire. Non sforzarsi di ottenere risultati è uno dei requisiti base. Cercare di ottenere qualcosa funziona di rado con la meditazione. Questa è, di fatto, un naturale adattamento del corpo e della mente che si consegue senza alcuno sforzo.

A questo punto qualcuno potrebbe sentirsi confuso, perché chi approda alla meditazione “vuole” stare bene, “vuole” conseguire dei traguardi, “vuole” crescere spiritualmente e “vuole” espandere la propria coscienza.

Imparare a respirare, lasciare andare il pensieri, osservare i benefici derivanti da una mente più calma sono i primi passi, ma spesso le menti iperattive, ansiose, competitive trasferiscono il loro automatismo sulla meditazione, che a quel punto diventa il campo in cui produrre il risultato. E qui si instaura un circolo vizioso in cui più duramente si ci si impegna, meno risultati si ottengono (posto che vi debbano essere dei risultati) e peggio si sta. Alla fine, un possibile risultato è demotivarsi ed allontanarsi dalla pratica.

Gli Yogasutra di Patanjali recitano in apertura YOGA CHITTA VRITTI NIRODA che pressapoco sta per: l’unione (yoga) si ottiene quando il movimento (vritti) mentale (chitta) è annullato (niroda). Che non significa vuoto mentale, ma semplice acquietamento del flusso dei pensieri che mediamente affollano le nostre menti.

Chi insegna meditazione dice che non bisogna fermare i pensieri (anche perché è impossibile e al massimo ci provochiamo un gran mal di testa). Maestri e praticanti abituali sanno bene che l’esercizio costante produce un graduale e progressivo acquietamento del movimento mentale. Sanno pure che gli effetti nel quotidiano si traducono in maggiore chiarezza mentale, capacità di concentrazione, maggiore padronanza di sé e delle proprie reazioni emotive.

Di fatto, questi risultati si ottengono già dopo poche settimane di pratica, per cui qualcuno potrebbe interpretare la facilità con cui è giunto a tali benefici come una spinta a cercare di ottenere di più. Il punto è che quando si inizia non si conoscono gli effetti possibili, ma quando poi questi non si fanno attendere, scattano i meccanismi tipici dell’ego che vuole ricevere tutto, subito e secondo le sue regole, ben diverse dalle leggi spirituali. Pertanto cercare di raggiungere un certo stato con la meditazione riporta la mente verso il processo mentale, e quindi fuori dallo stato necessario a stare nell’esperienza meditativa, ottenendo esattamente il contrario di ciò che invece ci si propone di fare.  Non è possibile pensare di conseguire uno stato migliore, lo sforzo non è nel pensare a come poter ottenere una meditazione più efficace, ma nel creare un’abitudine quotidiana nel farla. L’abitudine di esercitarla quotidianamente rafforza gli effetti della meditazione e ciò si ottiene solo con la ripetitività.

E’ fondamentale creare l’opportunità di praticarla senza forzature o giudizio. In questo diventa necessario sviluppare la capacità di lasciare andare aspettative, propositi e pretesa di risultati; questo è il vero sforzo che bisogna fare per riuscire a svolgere una pratica che rechi benefici reali e costanti. Quando si riesce a lasciar andare ogni aspettativa, la realtà sprofonda in quella pratica meditativa senza interferenze mentali, che alla fine conducono esattamente a quello stato di benessere che tanto faticosamente prima si cercava di conseguire infruttuosamente.  Gli yogi si riferiscono a questo processo come “sforzarsi senza sforzo”, un concetto piuttosto incomprensibile per gli occidentali.

Pertanto, NON CERCATE FORZATAMENTE IL RISULTATO. E’ impossibile pensare di ottenere una meditazione migliore. Osservate i vostri pensieri, lasciateli scorrere come su uno schermo, mantenetevi al di là del giudizio e soprattutto FATE PRATICA ! Sarà ogni giorno più facile, naturale ed efficace. Mezz’ora al giorno possibilmente 15 minuti al mattino e 15 la sera, porteranno benefici inimmaginabili nella vostra vita. E soprattutto evitate le meditazioni fai da te, ma rivolgetevi a degli istruttori validi e capaci, che vi indirizzino al meglio.

Le piccole cose ripetute ogni giorno portano enormi cambiamenti nella nostra vita.

Testo originale a cura di La Luce di Gaia

® riproduzione e diffusione consentita con citazione della fonte.

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2 pensieri su “Meditazione e Lasciar Andare: Se “Cerchi”, sei fuori strada

  1. È verissimo. Il “voler” ottenere dei risultati, spesso, è esattamente ciò che ci separa dall’ottenerli. Il pensare di essere “migliori” nel momento in cui li avremo ottenuti, momento che si colloca nel futuro, è ciò che ci rende “peggiore” il momento che stiamo vivendo. Anch’io me ne sono dimenticato eh, eccome, hehehe, però poi riesco per fortuna a ritrovare sempre il modo che più mi piace di meditare, che per me è sedermi sempre con quel pizzico di curiosità, in cui cerco di non aspettarmi niente, e mi preparo eventualmente a stupirmi e ricevere ciò che accadrà. Grazie per l’articolo.

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