Perchè Non Riusciamo a Vedere la Realtà

“La più grande debolezza della violenza è l’essere una spirale discendente che dà vita proprio alle cose che cerca di distruggere. Invece di diminuire il male. lo moltiplica.” – Martin Luther King

Perché molte persone, tra cui blogger intelligenti e in apparenza dotati di buon senso, rifiutano con ‘furore’ di prendere in considerazione le teorie complottistiche? Perché anche di fronte all’evidenza dei fatti esercitano tanta opposizione senza essersi informati seriamente?

La risposta forse può evincersi in un saggio di Roberto Quaglia che ha riscosso un notevole successo nel web, intitolato Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sull’11 Settembre, ma che non avete mai osato chiedervi.
Ciò che l’autore afferma relativamente all’11 Settembre può essere considerato valido anche a proposito di altri argomenti come ichip RFID, il Nuovo Ordine Mondiale, ecc.
Un estratto dal saggio di R. Quaglia:
“Come sostiene anche Gore Vidal nel saggio The Enemy Within, pubblicato in Italia nel libro Le Menzogne dell’Impero, più una bugia è grossa, più facilmente essa verrà creduta … soprattutto se la opzione di non crederci è sufficientemente dolorosa. In ciò non vi è nulla di magico. La nostra psiche è strutturata in modo tale da credere a ciò che ad essa convenga credere. Le verità dolorose vengono di norma negate dalla mente. Rispetto ad accogliere una verità troppo dolorosa, non è infrequente che una mente preferisca addirittura rifugiarsi nella follia – è così che chiamiamo la negazione della realtà rispetto ad ogni evidenza.
Il popolo statunitense è rimasto profondamente traumatizzato dagli eventi dell’11 Settembre 2001. Il solo fatto di considerare l’idea che ad organizzare un avvenimento così atroce possa essere stato lo stesso Presidente degli USA, d’accordo con il direttore della CIA ed il capo del Pentagono, è impensabilmente doloroso per l’americano medio.”
E questo, chi ha messo su la faccenda, lo sa benissimo. Non importa quanto la verità circoli; sino a quando non verrà mostrata in televisione, la maggioranza non la prenderà neanche in considerazione.
E’ come se il fruttivendolo vi dicesse che vostra madre ha tramato di ammazzarvi e pretendesse di fornirvene le prove; non lo prendereste neanche in considerazione, soprattutto perché la eventualità che possa avere ragione sarebbe troppo dolorosa per voi. Se invece lo annunciasse la televisione …
Questo discorso non vale solo per il popolo americano, ma per tutti noi. La nostra mente si protegge di fronte a interpretazioni della realtà che non sa affrontare, conservando una visione familiare e rassicurante delle cose.
La mente giunge alle conclusioni alle quali ha convenienza a giungere. In gergo psicologico si chiama bias di conferma, ed è un fenomeno al quale tutti noi siamo per natura soggetti.

La nostra mente recepisce i dati in modo selettivo, sopravvalutando le informazioni che confermano le nostre credenze, e ignorando – o sottovalutando – quelle che contraddicono le nostre convinzioni.

Siamo tutti soggetti al fenomeno, sebbene alcuni di noi (anzi, parecchi) lo sono in misura maggiore e possono giungere – occasionalmente o sistematicamente – a negare addirittura l’evidenza.

Per questo i cospiratori dell’11 Settembre hanno assai poco da temere dalla emersione della (presunta) verità. Il grosso della popolazione ha in testa una storia ben precisa, condivisa da tutti, cioè il film America Under Attack.
La maggioranza della gente non abbandonerà mai questa comoda convinzione, a meno che non riceva l’input da un soggetto al quale riconosce una indiscutibile autorevolezza (la televisione, un genitore, un individuo in cui abbia fede).
Quando ciò avvenisse, assisteremmo ad un altro tipo di bias, a modo suo ancora più affascinante: lo hindsight bias, ossia la tendenza delle persone a credere – erroneamente – di avere sempre conosciuto la verità circa un evento, una volta che la verità è ormai nota.
Il giorno in cui la CNN e i vari telegiornali benedicessero con la loro ‘autorevolezza’ una versione alternativa della storia dell’11 Settembre, tutti gli individui sino a quel momento ancorati alla precedente versione dei fatti compirebbero istantaneamente il magico salto di paradigma, iniziando immediatamente a ristrutturare i propri ricordi per adattarli alla nuova realtà. Inizierebbero a ‘ricordare’ di avere avuto dei sospetti fin da subito, e ben presto inizierebbero a borbottare espressioni come: ‘Ve lo avevo detto io!’
L’hindsight bias modifica i nostri ricordi per adattarli alle contingenze cognitive del presente. E’ un fenomeno comune che a piccole dosi accade a tutti noi ogni giorno; a grandi dosi lo si osserva in politica ogni volta che una opinione (o una ideologia) muti in un’altra: tutti (o quasi) coloro che credevano a quella opinione (o quella ideologia), magicamente non solo mutano la propria opinione, ma anche il ricordo relativo alla opinione  (o ideologia) mutata.
Fonte:
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