L’arte di ascoltare

Quando ascoltate qualcuno, dovete abbandonare tutte le idee preconcette e tutte le opinioni soggettive che avete; dovete solo ascoltarlo, solo osservare com’è fatto. È così che si comunica. Di solito, quando ascoltate un discorso, lo sentite come una specie di eco di voi stessi. In effetti, state ascoltando la vostra opinione personale. Se concorda con la vostra opinione, potete anche accettarlo, ma in caso contrario lo rifiuterete, o addirittura può succedere che in realtà nemmeno lo sentiate. Questo è il primo pericolo, quando ascoltate qualcuno. L’altro pericolo è quello di farsi prendere dal discorso. Se non intendete l’espressione del maestro nel suo vero senso, diverrete facilmente preda di qualcosa che si cela nella vostra opinione soggettiva o di qualche particolare forma d’espressione. Prenderete ciò che dice alla lettera, senza comprendere lo spirito che sta dietro le parole. Questo genere di pericolo sta sempre in agguato.
È difficile che ci sia buona comunicazione tra genitori e figli, perché i genitori hanno sempre le loro intenzioni. Tali intenzioni sono quasi sempre buone, ma il loro modo di parlare o di esprimersi spesso non è molto libero; è sovente troppo unilaterale e nient’affatto realistico. Ciascuno di noi ha un proprio personale modo di esprimersi, ed è difficile variarlo a seconda delle circostanze. Se i genitori sanno cavarsela a esprimersi in varie maniere in ogni frangente, non ci sarà pericolo nell’educazione dei figli. Si tratta, tuttavia, di una cosa alquanto difficile. Anche un maestro zen possiede un suo particolare modo di esprimersi. Quando Nishiari-zenji rimproverava i suoi discepoli diceva sempre: “Vattene via!”. Un suo discepolo lo prese alla lettera e lasciò il monastero! Ma il maestro non intendeva affatto espellere il discepolo. Era solo il suo modo d’esprimersi. Invece di dire: “Sta’ attento! “, diceva: “Vattene via!”. Se anche i vostri genitori hanno questa caratteristica, facilmente li potete fraintendere. Questo pericolo è sempre presente nella vita di tutti i giorni. Perciò è necessario che chi intende ascoltare o imparare sgombri la sua mente da queste varie distorsioni. Una mente piena di idee preconcette, intenzioni soggettive o abitudini, non è aperta alle cose così come sono. Ecco perché facciamo zazen: per sgombrare la mente da ciò che è correlato a qualcos’altro.

 

Da: Shunryu Suzuki-roshi, “Mente zen, mente di  principiante“, Astrolabio Ubaldini, 1978

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